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Testo critico di Martino Marconato 



BARBARA UDERZO

Ambiente

BU definisce la sua produzione “gioiello contemporaneo”, dove l’aggettivo funge da ponte tra l’oggetto ed il suo significante, che risiede nell’arte contemporanea. Il gioiello contemporaneo incorpora un segno artistico nell’economia di un oggetto d’uso. Il segno “contemporaneo” dell’opera di BU è l’elemento concettuale che regola la progettazione, per serie tematiche, e la percezione stessa del prodotto, un’opera aperta che si arricchisce nel rapporto con lo spettatore e richiede la partecipazione intellettuale del fruitore/acquirente.
Frequentemente recensiti dalla stampa specializzata in oreficeria e dalle riviste d’arte contemporanea, i lavori di BU sono spesso definiti attraverso la categoria del pop, evidenziando la lucida ironia e le citazioni di cultura contemporanea che appaiono nel prodotto/gioiello. L’operazione artistica di BU è invece di matrice concettuale, un lavoro di ricostruzione linguistica delle categorie dell’arte in quelle del design, dove il “valore di culto” dell’opera d’arte viene demotizzato nel “valore estetico-funzionale” dell’anello come oggetto d’uso personale. Nel processo di democratizzazione, l’oggetto anello ed suoi riferimenti biografici personali prendono il posto della “maniera alta” della tradizione artistica.

Istituzione / Materia dell’esperienza 

“La realizzazione dei miei gioielli avviene quasi sempre con materiali poveri, se metallo argento o materiali come il legno, la plastica, l’acciaio, la carta, lo zucchero … Dal punto di vista formale potremmo comunque dire che il filo conduttore della mia ricerca, quello che è il legame visibile tra tutti i miei gioielli, è la matericità, l’organicità …”. I materiali utilizzati da BU articolano, nella successione delle serie produttive, un discorso sull’organico e sulla psicologia. Viene abbandonata l’opulenza istituzionale dei metalli preziosi a favore della plasticità dell’argento, lavorato con procedure industriali, per passare alle qualità agglutinanti della plastica colorata, su cui vengono inseriti oggetti di iconografia pop, ed alla tattilità del legno, materia viva che viene esaltata coltivandovi vive piante. In un periodo successivo BU realizza opere totalmente concettuali, dove la coscienza critica dell’artista sostituisce completamente l’aspetto artigianale : sassi inanellati senza alcuna lavorazione o riuniti in collane concepite come paesaggi. I lavori realizzati per la mostra Glucogiello a Torino, utilizzano, per costruire collane ed anelli, il cioccolato, un materiale che suscita “Il desiderio primitivo, comune ed infantile, di decorarsi con gioielli dolcissimi, da indossare ma anche da consumare” (Dada Rosso).

Design senza disegno

“Il progetto non può essere grafico nel mio caso, non è un disegno, perchè mi interesso a forme organiche tridimensionali che non ha senso tentare di definire con la matita o con con assurde geometrie al computer”.
“ Il progetto è una cosa più complessa, che va dalla raccolta di materiali, di informazioni, riflessioni, creazione di una storia da cui il titolo dell’opera”.
Le tecniche di BU vanno dal procedimento industriale dell’elettroformatura, utilizzata però per la creazione di pezzi unici “Vere e proprie microsculture”, alla modellazione in cera, finalizzata a creare “ Forme organiche, fluide, irregolari, informali”, all’intaglio del legno “L’aspetto che mi interessava, a parte quello sensoriale di maneggiare, limare, annusare … era l’organicità del materiale”, alla tecnica della raccolta selettiva, per le opere realizzate con minerali. 

Mostra

La produzione di gioielli contemporanei di BU ri-gioca concetti, forme, materiali, tecniche in un climax di spettacolari serie tematiche. 
I Blob rings esplorano il versante iconografico della cultura popolare. Realizzati in plastica colorata, incorporano micro-oggetti pop, come mini caffettiere o motociclette, con una capacità omnivora degna del famoso magma da cui prendono il nome.
Concepiti come action painting in forma tridimensionale, gli Splash rings, anelli in argento elettroformato nati nel 1999, sono “Forme che tentano di aderire al corpo, definiti da me come macchie di materia sul corpo”. 
Gli Snark rings hanno invece un carattere narrativo. Ispirati allo strano e fantastico essere che viene inseguito nel famoso romanzo di Carroll, hanno “Forme esuberanti e baroccheggianti, che possono ricordare i castelli di sabbia fatti sgocciolando la sabbia, come per creare stalagmiti, oppure i vulcani in eruzione”.
I Deinos rings sono il risultato, di spettacolare impatto scultoreo, di “Uno studio sulle forme anatomiche, organiche, ergonomiche; si tratta di anelli che ben si adattano agli spazi della mano e che hanno inoltre una valenza tattile, sono forme quasi più da toccare che da vedere”.
Di segno naturalistico, le serie CandyCandel, Succulent Rings e Mineral Rings.
CandyCandels, anelli candela con forme di geologia surreale e coloratissima, una volta accesi si trasformano in vulcani bonsai con colate di cera sulla mano-città della proprietaria.
Succulent Rings propongono lo stesso aspetto di partecipazione della proprietaria al processo vitale dell’anello: qui si tratta di annaffiare una micropianta innestata nell’anello in legno, modellato in forme gestaltiche di primitiva bellezza.
Nella serie Catene rocciose dei moduli in argento di conformazione sfacettata e scabrosa formano gli anelli di una cordigliera montuosa che è anche una collana importante.
Mineralia è una serie di anelli e collane realizzata nel 2004 utilizzando pietre raccolte in un viaggio nel mediterraneo. Il processo di lavorazione è sostituito completamente dall’attività dell’artista che seleziona e raccoglie la propria opera nei depositi della natura e si limita a ricontestualizzarla proponendo paesaggi in forma di gioiello.
I Glucogioielli e i Bijoux-chocolat suscitano l’interesse del pubblico e della stampa per la loro concezione di opera-happening, dove la contemplazione dell’opera e la sua consumazione (anelli e collane sono commestibili) si escludono a vicenda.

Martino Marconato